Le Olimpiadi Invernali di Milano-Cortina 2026 si sono appena concluse e possiamo affermare che la febbre olimpica ha contagiato tutti noi. Non solo per le gare, gli atleti o le cerimonie: a scaldare il pubblico c’è stata anche una vera e propria “gadget mania” che ha travolto città, fan, brand e anche gli stessi atleti.
Dai peluche delle mascotte ufficiali – i bellissimi Tina e Milo – alle collezioni di spillette olimpiche, fino agli articoli brandizzati distribuiti dagli sponsor nel villaggio olimpico, l’oggetto fisico è tornato protagonista. Non si tratta solo di merchandising, ma di un fenomeno culturale e comunicativo.
Perché i gadget funzionano (ancora)
In un’epoca dominata dal digitale, il gadget ha un potere che pochi strumenti possiedono: resta.
Si tocca, si colleziona, si conserva. Diventa memoria tangibile di un’esperienza. Le Olimpiadi invernali lo dimostrano chiaramente:
• Il peluche diventa simbolo identitario.
• La spilletta si trasforma in segno di appartenenza.
• Il gadget dello sponsor racconta una presenza, un sostegno, una storia.
E questa non è solo oggettistica. È strategia.
Quando il gadget entra nel progetto
Per Zarri Comunicazione i gadget non rappresentano la specialità principale, lo sappiamo. La nostra forza è la strategia, il posizionamento, la costruzione di identità e narrazione. Eppure, sempre più spesso, il gadget entra a far parte del progetto.
È successo recentemente con la progettazione del materiale per gli 80 anni di Confcommercio Marche Nord: accanto alla linea grafica e agli strumenti di comunicazione istituzionale, abbiamo sviluppato materiali fisici pensati per accompagnare l’evento, rafforzarne il ricordo e renderlo concreto.
È successo anche con i 50 anni di un’azienda di traslochi del territorio per la quale abbiamo ideato e coordinato il cinquantesimo anniversario, studiando un gadget celebrativo .
E succederà anche con la prossima edizione de “La Città da Giocare” che da anni coordiniamo per il Comune di Fano, dove l’idea di un gadget dedicato diventerà parte integrante dell’esperienza ; )
Il gadget non è accessorio. È un amplificatore
Quando è pensato bene, siamo d’accordo nell’affermare che il gadget:
• completa l’evento;
• prolunga la vita dell’iniziativa;
• trasforma un momento in un ricordo;
• rende condivisibile un’esperienza.
Alle Olimpiadi di Milano-Cortina il gadget è stato storytelling. Per le aziende e le istituzioni può diventare uno strumento coerente con il messaggio, capace di rafforzare identità e relazione.
La differenza non la fa l’oggetto in sé, ma il progetto che lo sostiene. Perché un gadget senza strategia è solo un oggetto. Un gadget inserito in una visione comunicativa diventa parte dell’esperienza.

