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Storie di web reputation: quando il virale prende il sopravvento

 zarricomunicazione   10 Ottobre, 2017

Molto di noi sentono parlare costantemente di reputazione, anzi spesso siamo noi stessi, nella vita di tutti i giorni, a preoccuparci di fare bella figura ogni volta che varchiamo la soglia di casa e ci rapportiamo col mondo esterno.

Se un tempo bastava vestirsi e parlare in modo ricercato nella speranza di fare una bella figura, ora, la reputazione ce la creiamo noi, quotidianamente, a partire da ciò che scriviamo sui social network: parafrasando ciò che un tempo era la citazione originale “gli occhi sono lo specchio dell’anima” adesso sarebbe più opportuno dire “I post sono lo specchio dell’anima”.

Questa è web reputation, a cui nessuno è immune.

Il modo in cui percepiamo noi stessi, e soprattutto la proiezione che vogliamo dare di noi stessi agli altri, non è altro che Personal Branding, cioè l’arte di rendersi marchio di se stessi.

Questo meccanismo non tocca solo il singolo individuo, ma anche la collettività (mettiamo ad esempio un gruppo di colleghi) e le aziende vere e proprie che se ne inventano di ogni per far emergere la loro immagine.

Dopo aver citato queste ultime, è inevitabile citare a sua volta il video che è diventato subito virale  negli ultimi giorni: quello realizzato dalla filiale di Intesa San Paolo di Castiglione delle Stiviere con protagonista la direttrice Katia Ghirardi che insieme ai suoi dipendenti intona il credo dell’azienda sulle note di ‘Io ci sto; ci metto la faccia, ci metto la testa, ci metto il mio cuore’.

L’intento iniziale di questo video autoprodotto era creare una divertente competizione tra le varie filiali senza prendersi troppo sul serio, lì dove i dipendenti si prestano in tutta la loro goffaggine e intonano una canzone per spiegare l’efficacia dei loro servizi in modo decisamente insolito.

Il risultato?

Una valanga di commenti positivi e negativi hanno cominciato a diffondersi a macchia d’olio sulle principali piattaforme social come Facebook, Twitter, Instagram, perfino YouTube, scatenando il caos più creativo e prendendo principalmente di mira la direttrice stessa, diventata ormai un meme vivente che la vede protagonista di vignette fai da te con improvvisati aforismi gonfiati da improbabili fotoritocchi, ma soprattutto il ‘buon’ Fabio (il dipendente assente per malattia nel giorno in cui il video venne girato), diventato nell’immediato un eroe contemporaneo.

Perfino altre aziende di grandi marchi hanno voluto dar voce e sostegno a modo loro, riproponendo torte e hashtag coerenti con la performance virale.

Tutto questo fa comprendere come ormai tutti i contenuti proposti in rete, consapevolmente o non, siano sottoposti inevitabilmente al giudizio di leoni da tastiera capaci di determinare il successo o l’insuccesso di un prodotto, di una persona e/o di un’azienda giusto nel battito di un click.

Ebbene, per evitare di imbattersi in una bad reputation è consigliabile affidarsi alla gestione di tools che portino alla valorizzazione del profilo personale in modo pertinente e in linea con quelle che sono le proprie aspettative e competenze.

Un buon primo passo per proporsi in modo autentico, e ottenere una comunicazione che sia il più possibile efficace nell’ambito lavorativo, sarebbe quello di crearsi un profilo personale su LinkedIn, ad esempio.

O, ancora meglio, affidarsi ad agenzie di comunicazione che siano in grado di soddisfare le esigenze di ognuno attraverso l’utilizzo di svariati strumenti adatti al monitoraggio e alla visibilità nell’intento di raggiungere l’obiettivo di una buona riuscita insieme.

Perché è giusto metterci la faccia e fare bella figura… ma con responsabilità.

#Comunicare #responsabilmente #noicistiamo